
Illustramente
Tredicesima edizione
Concorso “Giufà vien dal mare”
Premio del Mediterraneo Livio Sossi
1a edizione
I racconti selezionati
Piero Zummo
Categoria scuole
IC “G. Garibaldi – G. Paolo II” – Salemi, Gibellina
Secondo classificato
Giufà e il mare che gli restituì la pentola
Un giorno, Giufà decise di andare al mare. Non per nuotare, non per pescare, ma perché qualcuno gli aveva detto che “il mare dà tutto a chi sa aspettare”.
Ora, Giufà non era certo un tipo che aspettava senza motivo, ma quando sentì quella frase pensò che forse il mare avrebbe potuto dargli qualcosa di buono.
Prese una vecchia pentola che aveva in casa, abbastanza usurata, un po’ arrugginita, ma comunque utile e decise di portarla con sé.
Così, con la pentola sotto braccio, si avviò verso la spiaggia. Arrivato sulla riva, Giufà si sedette sulla sabbia, guardò l’acqua azzurra e disse, quasi parlando con sé stesso: “Mare, tu che sei così grande e potente, tu che dai pesci e conchiglie e a volte anche tesori a chi sa cercarli, prendi questa pentola vecchia e restituiscimela nuova.”
Poi rimase lì, tranquillo, con la pentola accanto a lui, sperando che il mare gli fosse grato.
La gente che passava sulla spiaggia si fermò a guardarlo. Alcuni si fecero una risata sotto i baffi, pensando che Giufà fosse più pazzo del solito.
Ma lui non se ne curò e continuò a fissare l’acqua. Il sole scivolava lentamente verso l’orizzonte e Giufà restò lì, in silenzio, con la pentola vicino a sé. Il tempo passava, ma il mare non sembrava rispondere.
E così, Giufà, dopo una lunga attesa, si alzò, riprese la sua pentola e se ne tornò a casa, pensando che il mare non avesse proprio intenzione di dargli niente.
Il giorno dopo, Giufà tornò sulla stessa spiaggia. La marea era più alta e le onde lambivano la riva con più forza. Guardò tra la sabbia e l’acqua per vedere se la sua pentola fosse ancora lì. Ma… niente. La pentola era sparita. Non c’era più traccia di quella vecchia pentola arrugginita che aveva lasciato il giorno prima.
«Il mare l’ha presa!» esclamò Giufà, indignato. «Ha preso la mia pentola! La voglio indietro!».
Così, Giufà, senza pensarci troppo, si diresse subito al villaggio. Andò dal giudice e gli raccontò la sua disavventura.
«Signor Giudice, il mare mi ha rubato la pentola!», disse con tono serio, cercando di sembrare il più convincente possibile. «Voglio che mi restituisca quello che è mio».
Il giudice lo guardò, perplesso, e poi rispose con un sorriso divertito: «Va bene, Giufà, se davvero il mare ti ha preso la pentola, dobbiamo portarlo in tribunale. Devi fare una denuncia».
Giufà, tutto soddisfatto, andò a casa a prendere un secchio e tornò in tribunale con l’acqua del mare dentro.
«Ecco il mare», disse, posando il secchio sul pavimento del tribunale. «L’ho preso con le mani e l’ho portato qui. Ora voglio la mia pentola».
La gente in aula non riusciva a trattenere le risate. Un uomo disse: «Giufà, sei davvero un tipo curioso!».
Il giudice, vedendo la scena e divertito dalla determinazione di Giufà, decise di giocare un po’. «Va bene, Giufà», disse, ridendo. «Se il mare ti ha rubato la pentola, deve restituirtela. Ma visto che il mare non può venire qui, io ordino di darti una pentola nuova». E così fece. Giufà, tutto contento, prese la pentola nuova e si allontanò dal tribunale. L’aveva vinta, nonostante fosse arrivato con un secchio d’acqua come “prova” del suo furto. E mentre camminava lungo la strada, pensava che forse, la prossima volta, avrebbe chiesto al mare anche qualcosa di più prezioso, come un po’ d’oro o qualche gemma.
Ma, per ora, si accontentava della sua nuova pentola. Da quel giorno, ogni volta che perdeva qualcosa o che gli mancava qualcosa, Giufà andava al mare e, parlando con l’acqua, chiedeva che gli fosse restituito ciò che gli spettava. E chissà, forse il mare davvero gli dava qualcosa… o forse era solo Giufà che riusciva sempre a cavarsela con un po’ di astuzia e con quella sua strana capacità di far ridere chi lo stava guardando. In ogni caso, il mare restituiva sempre qualcosa: a volte un sorriso, altre volte una nuova avventura. ♦